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Maurizio Zani - http://www.mauriziozani.it

Inaugurazione della panchina rossa

Quest’oggi ho partecipato con orgoglio all’evento organizzato dal Comitato Unico di Garanzia (CUG) del Politecnico di Milano relativo all’inaugurazione della panchina rossa in P.zza Leonardo da Vinci; la panchina rossa è un simbolo contro la violenza sulle donne, e segno permanente di memoria e speranza.

Dopo un’introduzione di Fiammetta Carla Enrica Costa (Presidente del CUG del Politecnico di Milano) sono intervenuti

  • Gabriele Pasqui (Delegato del Rettore del Politecnico di Milano per le Politiche sociali)
  • Diana De Marchi (Presidente di commissione delle Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano)
  • Caterina Antola (Presidente del Municipio 3 del Comune di Milano)
  • Antonella Bruzzese (Vicepresidente del Municipio 3 del Comune di Milano)

Dopo gli interventi e prima dell’inaugurazione, è stato letto da Tiziana Altomani un testo tratto dal discorso (che qui sotto riporto in versione integrale) che Malala Yousafzai ha letto alla cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per la pace nel 2014.

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“Oggi è un giorno molto felice per me. Sono davvero toccata dal fatto che il comitato Nobel mi abbia selezionato per questo prezioso premio.

Ringrazio ognuno di voi per il vostro continuo supporto e amore. Sono davvero grata per le lettere e i messaggi che continuo a ricevere da tutto il mondo. Leggere le vostre parole incoraggianti mi rafforza e mi ispira.

Vorrei ringraziare i miei genitori per il loro amore incondizionato. Grazie a mio padre per avermi protetta e avermi dato ancora la possibilità di volare. Grazie a mia madre che mi ha incoraggiato ad essere paziente e che mi ha sempre raccontato la verità, seguendo fedelmente il vero messaggio dell’Islam.

Sono davvero orgogliosa di essere la prima Pashtun, la prima Pakistana e la prima ragazza a ricevere questo premio. Sono abbastanza certa di essere anche il primo Nobel per la Pace che sta ancora lottando insieme ai suoi giovani fratelli. Vorrei fossero tutti in pace, ma i miei fratelli ed io stiamo ancora lottando per questo.

Sono onorata di ricevere questo premio insieme a Kalish Satyarti, che è un leader dei diritti dei bambini da molto tempo. Sono felice di poter mostrare al mondo che, qui, insieme, un Indiano e un Pakistano possono lavorare in pace per i diritti dei bakmbini.

Cari fratelli e sorella, il mio nome “Malalai of Maiwand” viene dall’ispirazione Pashtun di Giovanna D’Arco. La parola Malala significa “forte dolore”, “triste”, ma per rendermi felice mio nonno usava chiamarmi solo Malala, che vuol dire “la ragazza più felice del mondo”. E oggi sono davvero felice di essere qui insieme a voi per questa importante causa.

Questo premio non riguarda solo me. E’ per quei bambini dimenticati che vogliono istruirsi. E’ per quei ragazzi spaventati che cercano la pace. E’ per quei bambini senza voce che vogliono un cambiamento.

Sono qui per difendere i loro diritti, per alzare la voce… Non è più tempo di provare pietà. E’ tempo di agire in modo che sia l’ultima volta che vediamo un bambino privato di’Istruzione.

Ho scoperto che le persone mi descrivono in modi diversi. Alcuni mi chiamano “la ragazza che è stata sparata dai Talebani”. Altri “la ragazza che combatte per i loro diritti”. Alcuni mi chiamano “un premio Nobel”, adesso.

Per quanto ne so, sono solo una persona testarda e impegnata, che vuole vedere ogni bambino ottenere un’Istruzione di qualità, che vuole gli stessi diritti per le donne e che vuole la pace in ogni angolo del mondo.

L’Istruzione è una delle benedizioni della vita, ed una sua necessità. Questa è stata la mia esperienza durante i miei primi 17 anni. Nella mia casa nella Swat Valley, nel Nord del Pakistan, ho sempre amato andare a scuola e imparare nuove cose. Ricordo quando i miei compagni e io decoravamo le nostre mani con l’hennè per le occasioni speciali. Invece di disegnare fiori e motivi ci impegnavamo a dipingere sulle nostre mani formule matematiche ed equazioni.

Avevamo sete di educazione: il nostro futuro era proprio lì, in quella classe. Stavamo seduti a leggere e ad imparare insieme. Amavamo indossare uniformi scolastiche e ci sedevamo lì, con i grandi sogni nei nostri occhi. Volevamo rendere orgogliosi i nostri genitori e provare che potevamo eccellere nei nostri studi e raggiungere cose che alcune persone pensano possono fare solo i ragazzi.

Le cose non rimangono sempre uguali. Quando avevo 10 anni, Swat, che era un luogo di turismo e di bellezza, si è trasformato improvvisamente in una landa del terrorismo. Più di 400 scuole sono state distrutte. Hanno impedito alle ragazze di andare a scuola. Le donne sono state frustate. Persone innocenti sono state uccise. Tutti abbiamo sofferto. E i nostri sogni si sono trasformati in incubi.

L’Istruzione si è trasformata da un diritto a un crimine. E quando il mondo cambia improvvisamente, anche le tue priorità cambiano.

Avevo due possibilità: una era quella di rimanere zitta e aspettare di essere uccisa. La seconda possibilità era parlare, alzarmi in piedi, e poi essere uccisa. Ho scelto la seconda. Ho deciso di alzarmi.

I terroristi hanno cercato di fermarci attaccando me e i miei amici il 9 Ottobre 2012, ma le loro pallottole non potevano vincere. Siamo sopravvissuti. E da quel giorno, le nostre voci sono diventate ancora più forti.

Racconto la mia storia, non perché sia unica, ma perché non lo è. E’ la storia di tante ragazze. Oggi, racconto ancora questa storia. Ho portato con me a Oslo alcune delle mie sorelle, che hanno condiviso con me questa storia, gli amici del Pakistan, della Nigeria e della Siria. Le mie coraggiose sorella Shazia e Kainat Riaz, che quel giorno furono colpite dalle pallottole insieme a me. Hanno subito un trauma fortissimo. Anche mia sorella Kainat Somro, dal Pakistan, che ha sofferte delle violenze estreme e degli abusi, ha subito la morte del fratello, ma non ha deciso di non soccombere.

E ci sono ragazze con me, che ho incontrato durante la mia campagna, che oggi sono come mie sorelle: la mia sorella coraggiosa sorella maggiore Mezon, dalla Siria, che ora vive in Giordania in un campa di rifugiati e va di tenda in tenda per aiutare ad imparare ragazzi e ragazze. E mia sorella Amina, dal Nord della Nigeria, dove Boko Haram minaccia e rapisce ragazze solo perché vanno a scuola.

Sebbene io appaia come un’unica persona, con la sua altezza, le sue dimensioni, non sono una sola voce. Sono tante voci.

Sono Shazia.

Sono Kainat Riaz.

Sono Kainat Somro.

Sono Mezon.

Sono Amina.

Sono quei 66 milioni di ragazze che non possono andare a scuola.

Le persone mi chiedono perché l’Istruzione sia importante soprattutto per le ragazze. La mia risposta è sempre la stessa.

Cosa ho imparato dai primi due capitoli del Corano è la parola Iqra, che significa “leggi”, e la parola nun wal-qalam, che significa “con la penna”? Come ho detto anche l’anno scorso alle Nazioni Unite, “Una ragazzo, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”.

Oggi, in mezzo mondo, vediamo rapidi progressi, modernizzazione e sviluppo. Comunque, rimangono Paesi con milioni di persone che continuano a soffrire i vecchi problemi della fame, della povertà, dell’ingiustizia e dei conflitti.

Infatti, proprio nel 2014 ci viene ricordato che è passato un secolo dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, ma non abbiamo ancora imparato la lezione dopo la perdita di milioni di vite. Ci sono ancora conflitti in cui centinaia di migliaia di innocenti perdono la vita. Molte famiglie sono rifugiate in Siria, a Gaza, in Iraq. Ci sono ancora ragazze che non possono andare a scuola nel Nord della Nigeria. In Pakistan e Afghanistan ci sono innocenti uccisi in attacchi suicidi e attentati.

Molti bambini in Africa non hanno accesso all’Istruzione per la povertà. Molti bambini in India e in Pakistan sono privati dei loro diritti all’Istruzione a causa di tabù sociali: i maschi sono costretti al lavoro minorile, le femmine forzate ai matrimoni tra bambini.

Una delle mie migliori amiche di scuola, della mia stessa età, ha da sempre avuto il sogno di diventare un medico. Ma il suo sogno è rimasto tale. All’età di 12 anni è stata costretta a sposarsi, e poco dopo ha avuto un figlio, quando aveva solo 14 anni. Sono sicura che sarebbe stata un buon medico.. Ma non ha potuto farlo, perché era una ragazza!

Dalla sua storia deriva il motivo per cui ho deciso di dedicare i fondi del premio Nobel alla Malala Foundation, per contribuire e migliorare la qualità dell’Istruzione di tutte le ragazze, e invitare tutti i leader del mondo ad aiutare ragazze come me, Mezun e Amina. Il primo contributo andrà dov’è il mio cuore, in Pakistan, per costruire scuole nella zone dello Swat e Shangla. Nel mio vecchio villaggio non c’è una scuola secondaria per le ragazze. Voglio costruirne una, così i miei amici possono istruirsi e prendere le opportunità per realizzare i propri sogni.

Questo è da dove partirò, ma non mi fermerà. Continuerà a lottare fin quando non vedrà ogni bambino in una scuola. Mi sento più forte dopo l’attacco che ho subito perché so che nessuno può fermarmi, o fermarci, perché adesso siamo milioni, in piedi tutti insieme.

Cari fratelli e sorelle, grandi persone che hanno lottato per il cambiamento, come Martin Luther King e Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta e Aung San Suu Kyi, sono state su questo palco. So che i passi di Kailash Satyarti e i miei hanno preso forma e porteranno al cambiamento, al cambiamento duraturo.

La mia grande speranza è che questa sia l’ultima volta che dobbiamo lottare per l’Istruzione dei nostri figli. Vogliamo che tutti si uniscano per supportare la nostra campagna, in modo tale da poter risolvere quest’ingiustizia una volta per tutte. Come ho detto, abbiamo già fatto molti passi nella giusta direzione. Ora è il momento di fare un balzo.

Non è più tempo di chiamare i leader per fare capire loro quanto sia importante l’Istruzione. E’ il momento di chiamarli in causa, di agire. Chiediamo ai leader mondiali di unirsi a noi e fare dell’Istruzione una priorità.

15 anni fa, i leader mondiali hanno deciso gli obiettivi di sviluppo del Millennio. Negli anni che sono seguiti abbiamo visto diversi progressi. Il numero di bambini che non vanno a scuola si è dimezzato. Tuttavia, ci si è concentrati solo sull’Istruzione primaria, e il progresso non ha riguardato tutti.

L’anno prossimo, nel 2015, i rappresentanti di tutto il mondo di incontreranno alle Nazioni Unite per decidere i prossimi obiettivi legati allo sviluppo sostenibile che avranno grande peso sulle generazioni a venire. I leader mondiali devono cogliere quest’opportunità per garantire un’Istruzione libera, gratuita e di qualità per ogni bambino.

Alcuni pensano che sia impraticabile, troppo costoso, troppo difficile. Altri dicono sia impossibile. Ma è arrivato il momento di pensare in grande.

Cari fratelli e sorelle, il cosiddetto mondo degli adulti può capirlo, ma i bambini no. Perché i Paesi che noi chiamiamo “forti” sono così potenti nel combattere guerre e non nel portare la pace? Perché dare armi è così facile e dare libri ai bambini è così difficile? Perché fare carri armati è così facile mentre costruire scuole è così difficile?

Viviamo tutti nell’era moderna, nel 21esimo secolo, e tutti crediamo che niente sia impossibile. Siamo in grado di raggiungere la luna e presto saremo su Marte. Per questo, nel 21esimo secolo, dobbiamo essere determinati nel raggiungere il nostro sogno: Istruzione di qualità per tutti.

Quindi cerchiamo di portare uguaglianza, giustizia e pace per tutti. Non solo i politici e i leader mondiali: tutti dobbiamo contribuire. Me e voi. E’ un nostro dovere.

Dobbiamo lavorare, non aspettare.

Invito i miei colleghi ad alzarsi, in tutto il mondo.

Cari fratelli e sorelle, dobbiamo diventare la prima generazione a decidere che è l’ultima volta che accade questo.

Le aule vuote, i bambini abbandonati, il potenziale sprecato: tutto questo deve finire con noi.

Che questa sia l’ultima volta che un ragazzo o una ragazza trascorra l’infanzia in una fabbrica.

Che questa sia l’ultima volta che una bambina venga costretta a sposarsi.

Che questa sia l’ultima volta che un bambino innocente venga ucciso in guerra.

Che questa sia l’ultima volta che una classe rimanga vuota.

Che questa sia l’ultima volta che l’Istruzione sia considerata un crimine per le ragazze, e non un diritto.

Che questa sia l’ultima volta che un bambino rimanga fuori dalla scuola.

Che questa sia l’ultima volta.

Costruiamo il finale, costruiamo un futuro migliore, proprio qui, ora.

Grazie”.

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