Adeguamento stipendiale ISTAT

L’adeguamento degli stipendi dei docenti e ricercatori universitari è previsto dall’art. 24 comma 1 della legge 448/1998 sulla base degli incrementi medi nell’anno precedente delle retribuzioni dei dipendenti pubblici contrattualizzati, esclusi il personale di magistratura ed i dirigenti non contrattualizzati

A decorrere dal 1 gennaio 1998 gli stipendi, l’indennità integrativa speciale e gli assegni fissi e continuativi dei docenti e dei ricercatori universitari, del personale dirigente della Polizia di Stato e gradi di qualifiche corrispondenti, dei Corpi di polizia civili e militari, dei colonnelli e generali delle Forze armate, del personale dirigente della carriera prefettizia, nonché del personale della carriera diplomatica, sono adeguati di diritto annualmente in ragione degli incrementi medi, calcolati dall’ISTAT, conseguiti nell’anno precedente dalle categorie di pubblici dipendenti contrattualizzati sulle voci retributive, ivi compresa l’indennità integrativa speciale, utilizzate dal medesimo Istituto per l’elaborazione degli indici delle retribuzioni contrattuali.

come confermato anche dall’art. 5 comma 1 del DPR 232/2011 che regola il passaggio al nuovo regime della legge 240/2010 (Gelmini)

Fermo restando quanto previsto dall’articolo 9, comma 21, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, le tabelle di cui agli allegati 1, 2, 3 e 4 sono aggiornate ai sensi dell’articolo 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448.

Viene calcolato dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) e determinato annualmente (entro il 30 aprile) con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), con decorrenza dal 1 gennaio dell’anno in questione (e conseguente corresponsione dei mesi arretrati rispetto alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale).

Nel caso in cui tali emolumenti siano corrisposti in ritardo, la tassazione cui saranno soggetti sarà separata rispetto a quella degli altri redditi, come stabilito dall’art. 17 comma 1 lettera b del DPR 917/1986 (anche detto Testo Unico delle Imposte sui Redditi, TUIR)

L’imposta si applica separatamente sui seguenti redditi:

[…]

b) emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti, compresi i compensi e le indennità di cui al comma 1 dell’articolo 47 e al comma 2 dell’articolo 46;

e nella misura stabilita dall’art. 21 comma 1 della medesima norma

Per gli altri redditi tassati separatamente, ad esclusione di quelli in cui alla lettera g) del comma 1 dell’articolo 17 e di quelli imputati ai soci in dipendenza di liquidazione, anche concorsuale, di cui alla lettera l) del medesimo comma 1 dell’articolo 17, l’imposta è determinata applicando all’ammontare percepito, l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto alla loro percezione ovvero, per i redditi e le somme indicati, rispettivamente, nelle lettere b), c-bis) e n-bis) del comma 1 dell’articolo 17, all’anno in cui sono percepiti. […]

Si riportano di seguito i decreti e relativo adeguamento percentuale degli anni precedenti (ricordando che nel quinquennio 2011-2015 tale adeguamento è stato bloccato per i docenti universitari, così come gli scatti stipendiali, e sino al 2018 vi è stato il blocco della contrattazione per tutto il pubblico impiego)

Anno Decreto Adeguamento
2026 2.6% (19)
2025 DPCM 04/07/2025 0.7% (17) 0.46% (18) 0.61%
2024 DPCM 23/07/2024 3.2% (13) 4.6% (14) 4.3% (15) 4.80% (16) 4.80%
2023 DPCM 08/01/2024 (12) 1.50% (8) 2.80% (9) 1.0% (10) 0.98% (11)
2022 DPCM 25/07/2022 0.45% (7)
2021 DPCM 15/03/2022 0.91% (6)
2020 DPCM 13/11/2020 1% (4) 1.71% (5)
2019 DPCM 03/09/2019 2.28% (3)
2018 DPCM 03/09/2019 0.11% (2)
2017 0.00%
2016  0.00% (1)
2011-2015
2010 DPCM 30/04/2010 3.09%
2009 DPCM 29/04/2009 3.77%
2008 DPCM 07/05/2008 1.77%
2007 DPCM 27/04/2007 4.28%
2006 DPCM 02/10/2006 2.23%
2005 DPCM 13/04/2005 2.82%
2004 DPCM 14/05/2004 1.38%
2003 DPCM 20/06/2003 2.75%
2002 DPCM 17/05/2002 4.31%
2001 DPCM 28/05/2001 2.60%

(1) in base alla nota ISTAT di marzo 2016 (qui leggasi il comunicato stampa), restando in attesa di conferma da parte del DPCM

(2) così richiama la circolare 31/2018 della Ragioneria dello Stato sul bilancio di previsione per l’esercizio 2019

(3) valore indicativo in base all’aumento della retribuzione complessiva dei comparti istruzione e ricerca (qui la circolare 31/2018 della Ragioneria dello Stato sul bilancio di previsione per l’esercizio 2019, e qui il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2016-2018 per il personale non docente dell’università), sanità, enti locali e funzioni centrali, e mancando ancora l’adeguamento per il rinnovo dei contratti dei dirigenti. Si veda inoltre il comunicato stampa dell’ISTAT per il trimestre ottobre-dicembre 2018. L’aumento della retribuzione del personale docente sarà (vedi nota della CGIL) di circa il 3.4%, distribuito nel triennio relativo al rinnovo dei CCNL, ovvero uno 0.11% nel 2018 (vedi nota (2), la precedente), un 2.28% nel 2019 e circa l’1% nel 2020 (in attesa degli adeguamenti stipendiali residuali)

(4) si veda la nota precedente per comprendere la motivazione

(5) si veda il link nel mio commento del 14/12/2020

(6) in base al comunicato stampa dell’ISTAT di aprile 2021 si ipotizzava lo 0%

(7) come stimato nella nota ISTAT del 31/03/2022 citata nella circolare #23 del 19/05/2022 del MEF; si veda anche la nota dell’ARAN del 31/01/2022 (pag. 2, Variazione % su anno precedente), con la stima del 0.5%

(8) in base alla nota trimestrale ISTAT del 28/10/2022

(9) in base alla nota trimestrale ISTAT del 31/01/2023

(10) in base alla nota dell’ARAN del 01/02/2023 (pag. 2, Variazione % su anno precedente)

(11) si veda la circolare del MEF #29 del 03/11/2023, e la nota della CGIL dell’08/11/2023 sulla differenza nel calcolo rispetto alla nota ISTAT

(12) si veda l’interrogazione parlamentare del senatore Francesco Verducci riguardo il ritardo nell’emanazione del DPCM

(13) in base alla nota dell’ARAN del 30/10/2023 (si veda anche il commento di Mauro)

(14) in base alla nota dell’ARAN del 31/01/2024 (pag. 2, Variazione % su anno precedente)

(15) in base alla nota dell’ARAN del 09/05/2024

(16) in base alla circolare del MEF #16 del 9/04/2024

(17) in base alla nota dell’ARAN del 04/02/2025 (pag. 2, Variazione % su anno precedente)

(18) secondo un’indiscrezione del sindacato militare ASPMI

(19) in base alla nota dell’ARAN del 30/01/2026 (pag. 2, Variazione % su anno precedente)

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1.185 commenti su “Adeguamento stipendiale ISTAT”

    • Gli arretrati si riferiscono al Decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 95 che ha escluso la Dirigenza delle FF.OO. dalla contrattazione collettiva ordinaria, stabilendo una progressione economica stabilita per legge e delegando ad un’area negoziale autonoma la disciplina dei compensi accessori ma senza istituirla formalmente. Da allora ad oggi il personale contrattualizzato ha beneficiato di due rinnovi contrattuali che hanno generato il paradosso di far percepire ai Dirigenti indennità accessorie inferiori. Il 14 marzo di quest’anno (con otto anni di ritardo) è stato emanato il decreto riportante l’ironica dicitura “Disposizioni URGENTI per l’istituzione dell’area negoziale della dirigenza del comparto sicurezza e difesa”. Nel decreto si stanzierebbero gli arretrati una-tantum relativo a questo periodo. Ovviamente le cifre sono lontanissime da quelle abituali relative al resto della dirigenza pubblica. Oltretutto, come si può evincere da varie fonti (https://www.simcarabinieri.it/il-governo-mantenga-gli-impegni-dirigenti-carabinieri-senza-fondino-2025-e-una-tantum-rinnovi-contrattuali-trienni-2018-2020-e-2021-2023/) della corresponsione di quanto atteso (ricordo, da otto anni) non c’è traccia, come non c’è traccia dell’avvio delle le procedure negoziali per il triennio 2024-2026 che si spera non necessiti di ulteriori otto anni.

      Rispondi
      • Scusami,
        ma se sono arretrati che non competono ai professori universitari, perché ne parliamo in una pagina che riguarda i professori universitari?
        O, invece, riguarda anche noi?

        Rispondi
        • L’adeguamento stipendiale Istat riguarda sia i professori universitari che il personale dirigente delle FF.AA. e questa è la pagina alla quale possono attingere o fornire informazioni le due categorie.
          Quando ho posto la domanda sul rinnovo contrattuale dei dirigenti militari ho ritenuto che questa fosse la sede giusta poichè molto spesso, per fornire informazioni sull’adeguamento stipendiale, le fonti provengono da organismi militari o di Forze di Polizia e sovente sono colleghi che forniscono elementi informativi senza fare distinzioni sul destinatario.
          E’ la seconda volta che viene sollevata la questione legata all’inopportunità di scrivere su questo blog poichè non di esclusivo appannaggio dei professori universitari bensì dei soli dirigenti militari e FF.AA.
          Se così fosse me ne scuso ma ritenevo questa la sede giusta per opinioni e chiarimenti tra “colleghi” ritenendo, spero non erronemanete, il blog condivisibile con tutti.

          Rispondi
          • Non ritengo sia un tema decisamente ortogonale a quanto trattato nell’articolo, per cui non ho ritenuto di fermarlo. Spero che quanto qui si riporta e si discute possa essere di aiuto a quante più persone possibile…

          • Condivido quanto dice Michele. Rilancio l’idea di aderire ad un ricorso promosso dai professori universitari, dal personale dirigente delle FF.AA. e da tutti coloro che subiscono indirettamente gli effetti negativi del ritardo dei rinnovi dei contratti della PA, senza mai percepire arretrati. E’ lo stesso principio in base al quale i magistrati hanno promosso, a quanto ho capito con successo, un ricorso.

        • Ho ritenuto cortese rispondere. La pagina è chiaramente orientata alla comune tematica dell’adeguamento ISTAT e sono lieto di contribuire. Ritengo che le digressioni, provenienti da varie categorie, possano essere utili per comprendere alcune dinamiche che altrimenti rimarrebbero oscure. Leggo con interesse e curiosità i contributi provenienti dal mondo universitario e considero la condivisione delle esperienze in questo spazio una rara occasione per accrescere la conoscenza di due ambiti che pur apparendo molto distanti, condividono — purtroppo — processi legislativi (e inerzie) sui quali è giusto essere informati.

          Rispondi
  1. Buongiorno, dal momento che il prof. Zani ha ritenuto pubblicabile del blog anche quanto di precipuo interesse della dirigenza militare rappresento che il consiglio dei ministri n. 149 nella giornata di ieri su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha approvato le ipotesi di accordo sindacale per il personale dirigente delle Forze di Polizia (a ordinamento civile e militare) e delle Forze Armate relative ai trienni 2018-2020 e 2021-2023. Si tratta del primo recepimento per l’area negoziale dirigenziale istituita dal decreto legislativo 95/2017, finalizzato a garantire la perequazione dei trattamenti. Il recepimento avverrà tramite decreti del Presidente della Repubblica.

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  2. Vorrei far notare che si parla di nuovi aumenti per il personale dirigente delle Forze di Polizia e delle Forze Armate, mentre di aumenti per il personale docente universitario non si accenna nemmeno. Negli ultimi quindici anni noi abbiamo avuto complessivamente un aumento del 12%: significa circa lo 0,7% all’anno. Vi rendete conto? Zero virgola sette per cento l’anno negli ultimi quindici anni.
    È chiaro che si preferisce discutere degli altri, perché per noi, evidentemente, non c’è nulla da dire.

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  3. Se nella pagina del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria venisse attivata una sottoscrizione utile per promuovere un ricorso giurisdizionale (già vinto dai magistrati), credo che in molti aderirebbero. Cosa ne pensate? Grazie

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    • Certamente le adesioni ci sarebbero – in diverse università se ne parla, anche chiedendosi come mai tanti tacciano.

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    • Caro collega, io sarei il primo ad aderire. Purtroppo, chissà per quale nemesi astrale, i docenti universitari si ritengono “classe eletta” e non si abbassano a supportare volgari rivendicazioni stipendiali. Personalmente io ritengo che chi non rivendica il giusto (e di questo qui si parla, ossia di un adeguamento tardivo a quello che altri classi di “privilegiati” percepiscono da subito) vuol dire che ritiene implicitamente di non meritare nemmeno quello che gli viene dato. Spero vivamente che un eventuale ricorso possa essere almeno sostenuto dai non pochi che faticano duramente ogni giorno per continuare a far andare avanti, tra mille difficoltà, l’università in Italia.

      Rispondi
      • Penso che sia utile contattare il Movimento per la Dignità della Docenza e chiedere, attraverso la sua capillare newsletter, di sostenere l’iniziativa del ricorso giurisdizionale. Credo che sarebbe una ottima mossa da mettere in campo per contrastare l’immobilismo. In tanti aderirebbero, ma serve una rete promozionale valida e ampia. Meglio dare 50 euro oggi e averne 300 con arretrati poi … a parte il valore di dignità di una vittoria in sede giudiziaria …

        Rispondi
  4. Ho scritto la seguente email al collega De Caro del Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria

    Gentile collega,
    ti scrivo per chiederti se è possibile avviare, tra tutti i docenti aderenti al Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria, una sottoscrizione volta a promuovere un ricorso giurisdizionale (simile a quello già vinto dai magistrati, https://ntplusdiritto.ilsole24ore.com/art/stipendi-magistrati-consiglio-stato-boccia-dpcm-2021-adeguamenti-AHQF6AdB) contro l’errata interpretazione/applicazione della normativa (art. 24 comma 1 della legge 448/1998) che porta i docenti universitari a subire gli effetti negativi del ritardo (spesso di vari anni) dei rinnovi dei contratti della PA, senza mai percepire (come avviene per il resto della PA) gli arretrati che tengono conto retroattivamente della data di partenza dei nuovi contratti.
    In attesa di cortese riscontro,
    Saluti,
    Massimo Vitelli

    Rispondi
  5. Ho un quesito sugli scatti e non sono riuscito a chiarirmelo dalla normativa.
    Lo scatto è biennale e viene riconosciuto sulla base del lavoro svolto nel biennio precedente.
    Io andrò in pensione il 1 novembre 2027, e l’ultimo scatto lo avrò maturato il 1 dicembre 2026.
    Negli undici mesi, dal 1/12/2026 al 31/10/2027, non ho diritto al riconoscimento dello scatto?
    La risposta ha conseguenze anche sul calcolo della pensione e del TFS, come potete immaginare, e parliamo di qualche decina di migliaia di euro.

    In caso di risposta negativa, mi sembra che ci sia una disparità nel trattamento tra chi matura lo scatto esattamente il giorno in cui andrà in pensione e chi invece ci andrà il giorno prima della maturazione.
    Inoltre, la mancata procedura di valutazione di quanto fatto negli undici mesi finali potrebbe invogliare qualcuno a limitare al minimo l’impegno didattico e di assistenza agli studenti (non succederà perché ognuno di noi ama il proprio lavoro, ma è comunque una possibilità).
    Qualcuno ha informazioni in merito? Grazie

    Rispondi
    • Grazie per la domanda, Alberto.
      Sono nella tua identica situazione (ultimo scatto che verrà maturato il 1 dicembre 2026, pensionamento previsto per il 1 novembre 2027), e nemmeno io ho avuto risposte in merito.
      Al di là delle contingenze personali, credo che la domanda sia di assoluto interesse per i non pochi colleghi che si accingono a lasciare il servizio attivo, e spero che qualche collega ben informato (magari già pensionato, e “fresco” di simili esperienze, possa darci una mano! Saluti a tutti!

      Rispondi
    • Tu andrai in pensione con lo scatto maturato il 1 dicembre 2026. Se al 1 novembre la tua università non ti ha ancora adeguato lo stipendio, dovrà comunicare all’INPS gli aumenti e ci dovrà essere una correzione successiva, anche riguardo il TFS. Per esperienza di altri però non sempre questo semplice passaggio sembra essere “automatico” ma mi dicono vada seguito in maniera specifica

      Rispondi
      • Caro collega, cortesemente ti potrei chiedere l’origine delle tue informazioni? Proprio oggi ho avuto comunicazione, dal mio Ufficio Gestione Docenti (UNISS) del fatto che frazioni di scatto stipendiale non vengono riconosciute dal mio Ateneo in quanto, per poter partecipare al bando per la sua attribuzione, il biennio deve esser stato maturato per intero e bisogna essere in servizio attivo. A questo punto, diviene dirimente l’origine di questa norma: legge dello Stato o disposizione d’Ateneo? In quest’ultimo caso…ci sono margini per potersi appellare!

        Rispondi
        • Il tuo ateneo ha ragione nel senso che tu maturi lo scatto al compimento dei due anni. Se lo scatto dovesse, per ipotesi, decorrere dal 1 gennaio e tu andassi in pensione il 31 dicembre, non ne avresti diritto e quindi non potresti partecipare al bando. Detto questo, una volta maturato, ha effetto retroattivo nel senso che i tempi morti amministrativi per verificare che hai i requisiti ti verranno conteggiati come arretrati. Nel mio caso specifico, maturo gli scatti al 1 gennaio, il mio ateneo fa bandi quadrimestrali, per cui partecipo insieme a quelli che lo maturano il 30 aprile. Poi, tra bando, verifiche e procedimenti amministrativi in genere si arriva a settembre con versamento di 8-9 mesi di arretrati. Penso sia uguale in tuttte le sedi.

          Rispondi
          • Caro collega, permettimi di non essere d’accordo con te.
            Il fatto che le Università calcolino l’ultimo periodo stipendiale e, di conseguenza, calcolino pensione e TFS in modo a loro favorevole e, invece, sfavorevole al docente, non significa che questo sia fatto a termini di legge.
            Io non sono un giurista, ma mi sembra che la normativa sia abbastanza chiara. Te la riassumo:

            Legge 30 dicembre 2010, n. 240 (c.d. “Riforma Gelmini”)
            • Art. 6, comma 14 – Stabilisce che l’attribuzione delle classi stipendiali successive è subordinata a specifica valutazione dell’impegno didattico, di ricerca e gestionale (svolto nel periodo precedente alla maturazione dello scatto).

            D.P.R. 15 dicembre 2011, n. 232
            È il Regolamento di disciplina del trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari in attuazione della L. 240/2010:
            • Art. 2 e seguenti – L’articolato conferma che il passaggio alla nuova classe decorre dal primo giorno del mese in cui sorge il diritto.

            Per cui, se io il diritto lo maturo il 1 dicembre 2016, lo scatto mi dovrà essere corrisposto da quella data (ovviamente previa valutazione dell’effettiva attività svolta). Anche perchè, paradossalmente, potrei rifiutarmi di fare tutte le attività non strettamente obbligatorie, in questo periodo.

            Infine, che io sappia, un principio costante del diritto previdenziale pubblico è che:
            lo stipendio pensionabile è calcolato sulla base della retribuzione effettivamente percepita e spettante fino alla data di cessazione dal servizio.

            La normativa specifica non disciplina direttamente il trattamento pensionistico (cioè quanto lo scatto venga considerato ai fini della pensione). In generale:
            • la pensione tiene conto della retribuzione effettivamente percepita nei periodi lavorati,
            • lo scatto riconosciuto e goduto per i mesi effettivi di servizio contribuisce al trattamento pensionistico in proporzione.

  6. Cari Colleghi, segnalo che nella mail odierna (9 dicembre 2025) del ‘Movimento Carlo Ferraro per la Dignità della Docenza Universitaria’ non compare alcun cenno alle rivendicazioni salariali e alla questione dell’adeguamento Istat di cui abbiamo discusso nell’ultimo mese. Non mi pare un modo rispettoso di rispondere ad istanze legittimamente rappresentate e, soprattutto, ci si occupa solo dell’Anvur e della governance (ovvero del ‘potere’), trascurando la problematicità degli aspetti economici del nostro lavoro. Ho scelto, quindi, per protesta, di non firmare l’appello inoltrato, pur se condivisibile in tanti aspetti.

    Un saluto a Tutti

    Rispondi
    • Ho scritto anch’io a De Caro il 20 novembre un messaggio analogo a quello di Massimo (vedi sopra la sua comunicazione del 26/11) e ho sollecitato una risposta il 2 dicembre, senza riceverla. Ora capisco di non essere il solo. L’assoluto disinteresse del Movimento per una questione evidentemente rilevante e seganalata da diversi colleghi mi sembra davvero incomprensibile: non solo non ci rispondono personalmente, ma ignorano completamente il problema nelle circolari che continuano a inviare. Qualcuno dei colleghi che ci leggono è in qualche modo coinvolto nelle attività del movimento e potrebbe spiegarci le ragioni di questo comportamento?

      Rispondi
    • Oggi, 9/12/2025, ho inviato al collega De Caro (del Movimento Carlo Ferraro) quanto segue:

      Gentile collega,
      ti reinvio la seguente email (che ti ho già inviato in data 26/11 u.s.) e a cui non ho ricevuto risposta, immagino per problemi tecnici o di spam.

      *******************************************

      Gentile collega,

      ti scrivo per chiederti se è possibile avviare, tra tutti i docenti aderenti al Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria, una sottoscrizione volta a promuovere un ricorso giurisdizionale (simile a quello già vinto dai magistrati, https://ntplusdiritto.ilsole24ore.com/art/stipendi-magistrati-consiglio-stato-boccia-dpcm-2021-adeguamenti-AHQF6AdB) contro l’errata interpretazione/applicazione della normativa (art. 24 comma 1 della legge 448/1998) che porta i docenti universitari a subire gli effetti negativi del ritardo (spesso di vari anni) dei rinnovi dei contratti della PA, senza mai percepire (come avviene per il resto della PA) gli arretrati che tengono conto retroattivamente della data di partenza dei nuovi contratti.
      In attesa di cortese riscontro,
      Saluti,
      Massimo Vitelli

      *******************************************

      Saluti,

      Massimo Vitelli

      Rispondi
  7. Grazie per il sollecito e spero che la presa in carico di queste istanze, del tutto legittime, avvenga rapidamente. In caso contrario, vorrà dire che il ‘Movimento Carlo Ferraro’ persegue solo rivendicazioni di carriera e di ‘potere’, mancando anche in buona educazione verso gli aderenti.

    Saluti a Tutti

    Rispondi
    • Più che altro il problema è che non è per nulla chiaro a chi spetterebbe l’onore degli arretrati che ci sarebbero dovuti. Allo stato attuale della normativa, la corresponsione ricadrebbe sui singoli atenei. Per questo, temo, nessuno osa muoversi.

      Rispondi
      • Se è così, vorrà dire che il Miur, nel FFO per le Università, dovrà necessariamente prevedere annualmente una voce incrementale ad hoc a beneficio degli Atenei e per tale specifica finalità. Mi pare questa la soluzione, poi non tanto onerosa per le casse governative, utile da percorrere e sarebbe necessario che essa venga suggerita in sede di eventuale ricorso …

        Rispondi
  8. Invito a dare una letta a questo documento dell’ANM: https://www.associazionemagistrati.it/allegati/relazione-del-coordinatore-dell%E2%80%99ufficio-sindacale—-cdc-18-dicembre-2021.pdf. L’eventuale nostro “ricorso” consisterebbe nell’impugnare presso la giustizia amministrativa il prossimo DPCM 2026 entro 60 giorni dalla sua pubblicazione sulla GU. La sentenza relativa ai magistrati rappresenta un precedente che non può essere ignorato. Il nostro problema è come procedere: considerato il disinteresse (almeno fin qui) mostrato dal movimento per la dignità, restano due opzioni 1) coinvolgere un nostro sindacato (USPUR, altri?), 2) tentare una manovra congiunta con i magistrati (?)… Altro?

    Rispondi
    • Grazie Andrea,
      A questo punto penso che la soluzione migliore sia quella di fare riferimento ad un movimento sindacale come l’USPUR, come giustamente hai richiamato.
      Occorrerebbe forse prima contattarli per capire se sarebbero disposti ovvero se stanno già considerando l’eventualità di organizzare un ‘ricorso’ collettivo a valle di quanto riconosciuto ai colleghi magistrati.
      Interessante, peraltro, il documento da te condiviso per almeno due ragioni. Fa comprendere che hanno fatto ricorso a consulenti amministrativisti, elemento, penso, imprescindibile e, soprattutto, importante per noi, ad un collega ordinario di statistica che ha supportato i calcoli retributivi.

      Rispondi
  9. Ho contattato Maurizio Sani di USPUR informandolo della questione relativa all’adeguamento ISTAT. Gli ho descritto i termini del problema e gli ho inviato il link del documento dell’ANM. Ho ricevuto da Maurizio la disponibilità da parte di USPUR a prendere in considerazione il nostro problema. Appena ho notizie provvederò a informare tutti qui.

    Rispondi
  10. Ho contattato Maurizio Masi di USPUR e gli ho inviato il documento ANM (vedi link in post precedente). Masi mi ha detto che USPUR prenderà in esame il problema, sottoponendolo al proprio ufficio legale. Non appena avrò nuove provvederò a comunicarle qui.

    Rispondi
  11. Sarebbe interessante capire se il ricorso
    possa essere strutturato in maniera tale che possano partecipare anche i pensionati da meno di cinque anni (termine di prescrizione tipico).

    Rispondi
  12. Buongiorno,
    sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 302 del 31-12-2025 i DPR relativi al recepimento dell’accordo sindacale relativo al trienni 2018- 2020 e 2021-2023 per il personale dirigente delle Forze armate. Con l’occasione porgo gli auguri di un sereno Anno nuovo.

    Rispondi
    • Si possono fare deduzioni in merito al prossimo/i adeguamento/i per i professori universitari alla luce di questi DPR?

      Rispondi
      • Delusione per il disinteressanento del movimento, che purtroppo ha perso molto con la dipartita del fondatore.
        USPUR confesso non sapevo neppure esistesse, ma se si fanno carico di questa battaglia mi iscrivo.

        Rispondi
  13. I conteggi ( o sconteggi 🙂 ) che ci riguardano ( come non contrattualizzati ) si basano sugli aumenti in busta paga reali percepiti nell’anno precedente dai contrattualizzati … quindi la “semplice” firma dei contratti per noi non conta nulla … dobbiamo aspettare, forse, l’anno successivo

    Mario

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  14. Con grande insistenza e fatica sono finalmente riuscito ad avere una risposta da De Caro del Movimento Dignità, ma è stata una risposta oltremodo deludente: secondo lui, non possiamo lamentarci perché l’indennità di vacanza contrattuale percepita dalle categorie contrattualizzate rientra nel calcolo del nostro adeguamento. Ho cercato di fargli capire che il problema non è l’indennità di vacanza contrattuale ma gli arretrati (che non rientrano in nessun calcolo e semplicemente si volatitlizzano, per quanto ci riguarda), ma temo di non esserci riuscito: sembra porprio sfuggirgli la differenza fra le due ‘voci’. Speriamo in una maggiore competenza e disponibilità all’ascolto da parte dell’USPUR.

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    • Beh, se il Prof. De Caro non si rende conto del fatto che, tra le tante meritorie battaglie che conduce, anche questa ha il suo valore in termini di dignità e di decoro del ‘mestiere’ di docente universitario, vuol dire che non vale la pena seguire la sua newsletter e firmare i suoi appelli. Finché non prenderà in seria considerazione la questione degli arretrati, non aderirò più ad alcun suo appello …. .
      Per intanto, bene l’interessamento dell’USPUR!
      Nessuna stima, più o meno verosimile, della entità dell’adeguamento 2026? Grazie

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  15. Buongiorno a tutti. In attesa dell’auspicato ricorso per gli arretrati, nessuna stima, più o meno verosimile, della entità dell’adeguamento 2026? Grazie

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      • Grazie per l’informazione! Qui a Palermo hanno approvato il bilancio con una stima dell’1%.

        Ho chiesto ai colleghi del CdA e mi hanno detto che si tratta solo di stime perché non hanno nulla di oggettivo, sarebbe utile capire se invece a unimore hanno qualche notizia o dato.

        Chiedo anche come mai, pur essendo a metà gennaio, non ci sia in questo blog nemmeno una stima vaga per quest’anno…

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        • Sembra accurata la scelta di Modena, non quella di Palermo.
          Le previsioni su questo blog ci sono da inizio Novembre, quando è uscito l’ultimo rapporto trimestrale dell’ISTAT, e addirittura prima, da inizio Agosto con meno dati, ma già da allora erano sopra il 2%. La stima va da un minimo di 2.65% ad un massimo del 3.25%. Temo che non ci si discosti molto dal minimo, in quanto i presunti aumenti del comparto pubblico sembrano apparire prevalentemente sui media, piuttosto che sui dati reali pubblicati dall’ISTAT e, di conseguenza, sui portafogli dei dipendenti pubblici. Potremo vedere solo a fine Gennaio quale sarà l’impatto degli ultimi tre mesi.

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  16. Avevo incollato poco sopra il seguente link, che si riferisce al consueto rapporto ARAN sulle retribuzioni del complesso della PA:

    https://www.aranagenzia.it/pubblicazioni-e-statistiche/rapporti-temrapporto-semestraleatici-2/2025-2/

    Nella tabella a p. 23 si legge +2,3% (per il momento) su 2025.

    Cito nota a corredo della tabella:

    “Elaborazioni Aran su indici Istat delle retribuzioni contrattuali per dipendente base dicembre 2021:

    Media ponderata dell’indice delle retribuzioni contrattuali della PA diffuso con il comunicato stampa Istat e degli indici della dirigenza pubblica contrattualizzata e della restante dirigenza pubblica, per un totale di 3.083.857 unità.”

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  17. Ho provato a leggere il rapporto Aran, il dato che rilevo è che dalla tavola di pag. 20 relativa all’evoluzione delle retribuzione nel periodo 2015-2025 limitatamente al solo complesso della dirigenza pubblica la crescita è valutata nel +15,6% che si compone nella crescita del +17,5% per la dirigenza contrattualizzata Aran e del +11,6% per i dirigenti in regime di diritto pubblico (noi).
    Tutto ciò a fronte di un’inflazione del 23% e di un indice generale dell’economia del 16,9%.
    In altri termini ben sotto l’inflazione, sotto l’indice generale, sotto la dirigenza contrattualizzata, sotto tutti. Peggio di noi nessuno.

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  18. Volevo segnalare questo articolo con un intervista al Presidente di ARAN Naddeo:
    https://www.money.it/rinnovo-contratto-statali-2025-2027-le-anticipazioni-presidente-aran-antonio-naddeo
    Si sostiene che “Dopo anni di ritardi, rinnovi chiusi fuori tempo massimo e aumenti erosi dall’inflazione, la nuova tornata contrattuale si apre per la prima volta all’inizio del triennio di riferimento, con risorse già stanziate e un calendario di confronto avviato.”
    Benissimo!
    Purtroppo pero’, i dati ISTAT sulla tensione contrattuale, allegati all’ultimo report trimestrale ci raccontano un’altra storia: il ritardo medio dei rinnovi contrattuali della PA a Settembre 2025 era di 36.9 mesi con il 100% dei contratti in attesa di rinnovo. In altre parole quasi tutti i dipendenti pubblici erano in attesa del rinnovo 2022-24.
    Solo in 4 mesi a partire dallo sblocco dei contratti nel 2018, si sono rilevati valori più alti. Precisamente, tra la fine del secondo governo Conti (Gennaio e Febbraio 2021 con ritardi medi di 37.1 e 38.1; ed inizio governo Draghi Marzo e Aprile 2021 con ritardi medi di 39.1 e 40.1). Il governo Draghi ha ridotto il ritardo a 12 mesi alla fine del 2021 (Dicembre) ed il ritardo è poi salito fino a 22 Mesi a Settembre 2022 (all’inizio del governo Meloni), per arrivare ai 36.9 a Settembre 2025. In sintesi il ritardo è cresciuto e si è accumulato con i due governi Conti, è stato immediatamente ridotto dal governo Draghi, è tornato a crescere con il governo Meloni.
    Un confronto tra l’articolo sopra citato e questi dati, che sono pubblici e verificabili da tutti, delinea piuttosto bene la peculiarità del momento storico che stiamo vivendo…….

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  19. Ho appena ricevuto una mail dal rappresentante USPUR locale il cui succo è che l’USPUR ha presentato l’istanza di autotutela sul calcolo degli adeguamenti ISTAT perché per il calcolo è stato hanno usato una tipologia di media (la media pesata) non prevista dalla legge. Avrebbe anche segnalato Governo “quanto già emerso con sentenza del Consiglio di Stato per i magistrati per richiedere le stesse modalità di calcolo anche per i docenti Universitari in vista del decreto attuativo atteso per la prossima primavera. Ormai allertati; l’USPUR vigilerà sulle modalità di calcolo che saranno applicate, e nel caso, con l’obiettivo di depositare un ricorso amministrativo entro i termini di legge.”
    Qualcuno sa di più?

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    • Ho sentito Maurizio Masi (Segretario Nazionale USPUR), che mi ha confermato come abbiano presentato diffida in autotutela in vista del prossimo adeguamento stipendiale. Nel frattempo stanno preparando il ricorso al TAR da presentarsi quando si vedrà come ISTAT ha fatto i conti.

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      • Ottima notizia, grazie per il passaggio con USPUR. Come già scritto, teneteci aggiornati su come aderire al ricorso collettivo.

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    • Grazie ai Colleghi che si sono battuti (è proprio il caso di dirlo) per raggiungere questo primo obiettivo. USPUR ne esce egregiamente come l’unico sindacato realmente interessato alle nostre sorti – stendendo un velo pietoso sui vari “movimenti”.

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      • Sarebbe utile che si rendesse noto ai ‘movimenti’ quanto di buono l’USPUR ha fatto, valutando come fondate le nostre doglianze e agendo di conseguenza …. . Altro che richieste ideologiche come quelle dei ‘movimenti’ …. che sognano di essere i ‘consulenti del Principe’ …. senza arrivare mai a nulla!

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        • Sarebbe anche utile renderlo noto agli altri sindacati. Ho fatto un sondaggio tra alcuni colleghi iscritti ai sindacati confederali (con trattenute non irrilevanti in busta paga) e NESSUNO di loro ha la minima idea che sia stata sollevata la questione degli adeguamenti ISTAT. Emblematico.

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  20. Buongiorno è uscito il nuovo comunicato dell’ISTAT sulle “Retribuzioni contrattuali – Ottobre-dicembre 2025.

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    • Analizzando i dati che ora appaiono anche sul sito di ARAN: https://www.aranagenzia.it/wp-content/uploads/2026/01/Contr_2025-IV-trimestre.pdf, nell’ultimo trimestre per il complesso PA e’ stato recepito solamente un aumento congiunturale di 0.4 a Dicembre 2025, con la media degli aumenti tendenziali che si assesta intorno a 2.6%. Questo valore, o poco di più per i soliti effetti di bilanciamento, sarà il nostro adeguamento per il 2026.
      Nelle serie storiche pubblicate insieme alla nota metodologica ho trovato dati strani riguardo agli indicatori di tensione contrattuale, in quanto il ritardo medio in mesi scende dai 36.9 di Settembre 2025 ai 30.7 mesi ad Ottobre 2025, e scende ulteriormente a Dicembre. Questi dati sono strani in quanto ad Ottobre non sono stati percepiti rinnovi. Non è chiaro come questo ritardo e’ calcolato, ovvero dovrebbe essere correlato agli aumenti recepiti con i nuovi contratti ma sembra non esserlo, potrebbe trattarsi di un refuso.

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      • Grazie Mauro.

        Due domande:

        1. questo 2.6% è circa il valore basso della forbice stimata nei mesi scorsi: ciò è dovuto a una precedente sovrastima o a uno slittamento al 2027 di una parte dell’aumento attribuito al 2026 in quelle stime?

        2. la questione della media aritmetica vs ponderata, può andare a modificare questo dato? Avrebbe un impatto minimo?

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        • Riguardo a 1), rispetto ai conti che avevo fatto basandomi sui dati del terzo trimestre, nell’ultimo trimestre e’ stato percepito un aumento congiunturale di 0.4% solamente a Dicembre, questo ha influito solo di + 0.03 sulla media dei 12 mesi, quindi un impatto minimo. Il resto della differenza dipende da piccole approssimazioni sui dati che hanno portato a far scendere l’aumento tendenziale in tabella di Ottobre e Novembre a 2.8 rispetto a 3.1 di Settembre a fronte di un aumento congiunturale di 0.2 ad Ottobre 2024. Io avevo ipotizzato invece un andamento constante di 3.2/3.3 negli ultimi tre mesi. Comunque la stima sul complesso PA e’ solo un approssimazione a cui il nostro aumento ha contribuito solo dello 0.61%, e quindi, visti gli andamenti passati, molto probabilmente sarà lievemente più alto della media del 2.6% in Tabella.

          Riguardo al punto 2) non so rispondere con precisione in quanto mi mancano i dati su come i diversi incrementi recepiti durante l’anno sono stati calcolati, forse si, osservando che gli aumenti medi percepiti per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono molto più alti rispetto a quelli della sanità che ha un numero di dipendenti molto magggiore.

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  21. Ho chiesto informazioni, relativamente agli indicatori di tensione contrattuale menzionati nel mio precedente intervento, da ISTAT mi hanno cortesemente risposto che questi sono calcolati tenendo conto della data della firma del contratto e non di quella di applicazione (utilizzate per i nostri incrementi).
    Per queste date fa fede la terza Tabella nel foglio elettronico delle serie storiche.
    In pratica i contratti rinnovati ad Ottobre (Presidenza del Consiglio dei Ministri e Servizio Sanitario Nazionale) sono stati recepiti solo a Dicembre come aumenti congiunturali, e hanno contribuito alla media solo per l’ultimo mese, ma hanno portato ad già da Ottobre ad una diminuzione dell’indicatore di tensione contrattuale.
    Un fatto sicuramente positivo che possiamo osservare sempre dalla stessa Tabella, e’ che a Dicembre 2025 sono stati firmati altri 4 contratti collettivi (Ricerca, conservatori, scuola, Univ. non docenti), portando il ritardo medio a 16.8 mesi, una situazione sicuramente migliore rispetto a quanto delineava il rapporto del terzo trimestre. Al fine dei nostri aumenti, questi nuovi contratti saranno recepiti solamente nei primi mesi del 2026 e quindi avranno peso per tutto l’anno.

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  22. Buongiorno per Vostra informazione i sindacati militari:

    “Criteri di calcolo coerenti e rispetto delle recenti sentenze del Consiglio di Stato.”

    AMUS – Aeronautica, insieme a SIM – MM, ASPMI e USMIA – EI (uniche sigle per il Comparto Difesa ad essere rappresentative della Dirigenza militare), ha scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri affinché il prossimo D.P.C.M., previsto dall’art. 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, recepisca integralmente i principi affermati dal Consiglio di Stato con le sentenze n. 6003 e 6004 del 9 luglio 2025, in materia di adeguamento retributivo. ​

    La richiesta nasce in vista dell’imminente emanazione del decreto e punta a garantire che il calcolo degli “incrementi medi” determinati dall’ISTAT sia effettuato nel pieno rispetto dei criteri indicati dalla giurisprudenza amministrativa, evitando interpretazioni restrittive o metodologie di calcolo non coerenti con il dato normativo.

    In particolare, si richiama quanto accertato dal Consiglio di Stato in relazione alla parziale illegittimità del D.P.C.M. 6 agosto 2021 (adeguamento triennale 2018–2020 dei magistrati), evidenziando due profili centrali: la necessità di una base di calcolo che includa tutte le componenti del trattamento economico (e non la sola componente stipendiale), e l’erroneità dell’applicazione della media ponderata, meno favorevole ai destinatari dell’adeguamento, in luogo della media aritmetica. ​

    Alla luce di tali pronunce, si chiede che i medesimi criteri – sia nella base di calcolo sia nel metodo di determinazione degli incrementi medi – siano adottati sin dalla prossima emanazione del D.P.C.M. anche per i militari dal grado di Maggiore a Generale (ovvero categorie di personale rientranti nell’art. 24 della legge n. 448/1998), al fine di prevenire disparità di trattamento e ridurre il rischio di nuovo contenzioso dinanzi al giudice amministrativo.

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